Strutture religiose

Basilica di Santa Maria Assunta

Basilica Santa Maria Assunta Interno

La chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta è stata insignita del titolo di Basilica minore il 18 novembre 1988, anno mariano, dal pontefice Giovanni Paolo II. Il tempio sorge sullo sperone roccioso dell’Isola ed è il risultato di innumerevoli trasformazioni ed ampliamenti dell’originaria cappella del castello intitolata a S. Maria, la cui presenza agli inizi del XII secolo è testimoniata da alcuni documenti. L’attuale configurazione è il risultato di un radicale ingrandimento che risale al 1845 quando furono edificate le due facciate, quella con l’ingresso principale rivolto verso l’abitato dell’Isola e l’altra domina la monumentale scalinata che collega il sagrato con la sottostante Piazza Colombo. L’interno a tre navate in stile barocco classicheggiante è ricco di ori, stucchi, marmi policromi, messi in risalto dai lampadari. Lo schema decorativo unitario fu progettato dall’architetto Dufour mentre gli affreschi furono realizzati da Nicolò Barbino e Francesco Semino. Importanti opere scultoree e pittoriche eseguite da autori di scuola genovese (Francesco Maria Schiaffino, Francesco Ravaschio, Luca Cambiaso, Domenico Fiasella, Bernardo Castello) ornano gli altari laterali. Sull’altare maggiore è collocata la statua lignea dell’Assunta opera di Bernardo Schiaffino. La sacrestia è in barocco chiavarese e risale al 1790 vi è posta la tela di Luca Cambiaso raffigurante la Deposizione. Di grande pregio è anche l’organo costruito nel 1873 dal pavese Luigi Lingiardi, restaurato nel 1988. Il sagrato è realizzato con la tecnica del “risseu”, un tempo molto usata nei borghi di mare. Si tratta di sassi bianchi e grigi raccolti sulla spiaggia e sapientemente collocati a formare disegni e figure geometriche. Sulla parete di un’abitazione prospiciente il sagrato è stato collocato nel 2006 un murale in ceramica opera dell’artista Alessia Ratti raffigurante l'”Isola” nel 1518.

S.Michele Arcangelo

Al centro della frazione di Ruta, in posizione sopraelevata rispetto all’andamento della Via Aurelia sorge la Chiesa parrocchiale dedicata a San Michele Arcangelo. Fu eretta nel XVII secolo grazie al sostegno economico del genovese Paolo Peragallo e per dimensioni e posizione assunse bene presto la funzione di Parrocchia in sostituzione della troppo piccola Chiesa Millenaria. Lavori di ristrutturazione e rifacimento realizzati dopo il 1800 le conferiscono l’attuale aspetto. Al suo interno ospita pregevoli opere di artisti genovesi.

S.Rocco

San Rocco Interno

Sorge in posizione panoramica: dal piazzale si può ammirare la vallata di Ruta e di Camogli e tutto il Golfo Paradiso fino a Genova e oltre fino alla Riviera di Ponente. Edificata nel 1863 sul luogo dove sorgeva dal XV secolo un’antica cappella dedicata al Santo pellegrino, è affiancata da un bel campanile realizzato dall’architetto Rovelli. All’interno, al centro dell’altare maggiore, è collocato un pregevole quadro attribuito a Carlo Dolci ( sec. XVII) raffigurante la Madonna della Salute la cui devozione nella frazione di San Rocco risale al XVII secolo. Il quadro è inserito in un gruppo marmoreo opera dello scultore camogliese Bernardo Schiaffino. Di notevole rilievo è anche l’antico organo del Serassi risalente al 1810.

Santuario Nostra Signora del Boschetto

Chiesa N S del Boschetto Interno

E’ il luogo di grande devozione per i camoglini costruito sul luogo dove la Vergine apparve ad una pastorella nel 1518 ed espresse il desiderio di veder sorgere una cappella. La piccola chiesa venne ampliata nel 1612 quando si stabilirono in essa i Padri Serviti. I lavori per la sistemazione della cappella e la costruzione dell’annesso convento durarono per circa 20 anni e si svolsero grazie al generoso concorso di tutta la popolazione. Con la soppressione degli ordini religiosi e l’incameramento dei beni durante l’epoca napoleonica il Santuario subì grosse limitazioni e rimase aperto al culto per intervento del Comune di Camogli. Ulteriori interventi si realizzarono nel corso dell’800 e nei primi decenni del ‘900. All’interno del Santuario si trovano interessanti opere artistiche riferite a varie epoche fra cui spicca una tavoletta con la sacra immagine della Madonna sull’altare maggiore (attribuita a Teramo Piaggio da Zoagli) e l’affresco del Paganelli (sec. XVII) nella volta. Di recente la chiesa si è arricchita di nuove opere che rafforzano il culto popolare della Madonna del Boschetto. Nel chiostro si può ammirare una raccolta di un centinaio di quadri votivi, dipinti nel secolo XIX, significativi della devozione dei Marinai di Camogli.

Abbazia di San Fruttuoso di Capodimonte

Abbazia San Fruttuoso

La dedicazione del Monastero al martire cristiano San Fruttuoso e ai suoi diaconi Augurio e Eulogio affonda le radici tra storia e leggenda: il vescovo Fruttuoso subì il martirio a Tarragona, in Spagna, nel 259 d.C. e non si sa esattamente come i resti siano giunti a Capodimonte, dove tuttora riposano. La tradizione vuole che sia stato lo stesso martire Fruttuoso a indicare il luogo in cui trasferire i suoi resti, apparendo in sogno ad alcuni suoi discepoli. Il primo documento noto riguardante il Monastero di San Fruttuoso di Capodimonte è del 984: nel nuovo millennio il complesso, rinato dopo le scorrerie dei Saraceni, era costituito dalla Chiesa, dominata dall’alta Torre Nolare, dal Monastero che la affianca e dal piccolo Chiostro contiguo. Nel 1200 l’Abbazia acquisì un piccolo impero territoriale ed è proprio in questo periodo che la sua storia si intreccia con quella della famiglia Doria: in cambio dei mezzi donati per ampliare il Monastero, la famiglia Doria ottenne il diritto di seppellire i propri morti nella cripta attigua al Chiostro Inferiore. Nel 1300 incominciò il declino dell’Abbazia, minata dal non lontano Monastero della Cervara, ma soprattutto dalle mutate condizioni politiche con l’affermarsi delle autonomie comunali, dalle liti religiose, dalle incursioni turco-barbaresche.
Gran parte dell’attuale abbazia risale al X-XI secolo, mentre il corpo verso mare, con il bel loggiato a due ordini di trifore, fu realizzato nel XIII secolo grazie alle donazioni della famiglia Doria. La torre nolare è uno dei più antichi elementi architettonici dell’abbazia e della Liguria. Alla calotta sferica, leggermente ovale, nel X secolo secondo i canoni bizantini, è stata poi sovrapposta una torre ottagonale con lesene a vista, secondo la tradizione ottoniana.
Nei due piani del corpo abbaziale del XIII secolo il recente restauro ha rivelato le strutture romaniche più antiche. Qui è stato allestito il Museo, che raccoglie documenti della storia dell’Abbazia, del suo tempo e della vita dei monaci. In particolare, i tavoli-vetrina dei due piani accolgono ceramiche da tavola e da cucina usate dai monaci dal XIII al XIV secolo. Le ceramiche hanno varia provenienza (Liguria, Italia meridionale e mondo islamico) e sono state rinvenute in un deposito scoperto nell’abbazia durante i lavori.
Dal livello inferiore del chiostro si accede al profondo vano a volta concesso ai Doria dai monaci come sepolcreto. Le tombe in marmo bianco e pietra grigia alternati nella tipica bicromia, sono disposte a schiera sui tre lati del vano e sono costituite da arche in muratura singole o a coppie, in gran parte con epigrafi, e sormontate da arcosoli a sesto acuto sorretti da colonnine marmoree, con tettuccio a capanna.Qui riposano sette membri della famiglia Doria, mentre per altri due sepolcri e un sarcofago romano si ignorano le identità dei personaggi tumulati.
Il Chiostro Superiore, costruito nel XII secolo, è stato quasi del tutto ricostruito nel Cinquecento per volontà dell’ammiraglio Andrea Doria, che ha dotato il livello superiore di coperture a crociera, con impiego di capitelli e colonne di varia provenienza. Il capitello in primo piano, ad esempio, è romano (fine II secolo d.C.), altri sono romanici. La bella loggia romanica sul fondo, del X secolo, chiusa durante i restauri del 1933, è stata ora riaperta e guarda l’interno del Museo.

Monastero di San Prospero

Monastero San Prospero Interno

La massiccia costruzione che si vede poco sopra l’abitato di Camogli è il monastero dei frati Benedettini Olivetani di S. Prospero, fondato nel 1880 nel luogo ove si trovava l’antica cappella intitolata a S. Prospero, Vescovo di Terragona. Il monastero venne fondato per iniziativa dell’Abate olivetano Giovanni Schiaffino, originario di Camogli che resse la struttura fino al 1887, anno della sua morte. Ampliato nel corso degli anni ’30 assumendo l’attuale configurazione, l’edificio ospita una ricca biblioteca con antichi volumi e pergamene. Nella piccola chiesa annessa al monastero si trovano opere artistiche di varie epoche e affreschi con episodi della via di S. Prospero e del Beato Bernardo Tolomei. Presso l’altare di S. Prospero è collocato il mausoleo con le spoglie dell’Abate Schiaffino fondatore. Dalla piazza antistante il complesso monastico si può ammirare un bellissimo panorama del centro storico di Camogli. La piccola chiesa venne ampliata nel 1612 quando si stabilirono in essa i Padri Serviti. I lavori per la sistemazione della cappella e la costruzione dell’annesso convento durarono per circa 20 anni e si svolsero grazie al generoso concorso di tutta la popolazione. Con la soppressione degli ordini religiosi e l’incameramento dei beni durante l’epoca napoleonica il Santuario subì grosse limitazioni e rimase aperto al culto per intervento del Comune di Camogli. Ulteriori interventi si realizzarono nel corso dell’800 e nei primi decenni del ‘900. All’interno del Santuario si trovano interessanti opere artistiche riferite a varie epoche fra cui spicca una tavoletta con la sacra immagine della Madonna sull’altare maggiore (attribuita a Teramo Piaggio da Zoagli) e l’affresco del Paganelli (sec. XVII) nella volta. Di recente la chiesa si è arricchita di nuove opere che rafforzano il culto popolare della Madonna del Boschetto. Nel chiostro si può ammirare un centinaio di quadri votivi, dipinti nel secolo XIX, significativi della devozione dei Marinai di Camogli. Accanto al Santuario sorge l’antico oratorio dedicato ala Addolorata e sede di una attiva Confraternita.

S.Nicolò di Capodimonte

Inserita in un suggestivo contesto ambientale, la chiesa romanica di S. Nicolò, fiancheggiata da un nucleo di case un tempo monastero, risale al XII secolo quando i canonici regolari della congregazione di S. Ruffo, insediatisi nell’area,decisero di fondarvi un edificio religioso nei pressi della cappella del 345 dedicata a S. Romolo, vescovo di Genova. Il complesso, abbandonato nel corso del XV secolo a causa delle incursioni dei saraceni, subì trasformazioni divenendo commenda di abati regolari ed abitazione civile nel periodo napoleonico. Dal 1870 ha riacquistato la sua originaria funzione religiosa. Dal 1910 è monumento nazionale e negli anni ’20 dello scorso secolo fu sottoposta a complessi restauri che non ne hanno alterato l’originaria struttura in pietra con due torri ai lati (una inglobata nell’edificio che l’affianca), il portale strombato con colonnine di marmo (nella lunetta tracce di affresco) e l’abside decorata con archetti. All’interno sono visibili tracce di affreschi fra cui un graffito quattrocentesco raffigurante la Madonna nell’atto di proteggere una barca nella tempesta. Questa immagine è ripresa nel mosaico posto nell’altare collocato a Punta Chiappa.

Oratorio SS.Prospero e Caterina

Oratorio S Prospero e S Caterina Interno

Situato nel centro della città è sede di una antica Arciconfraternita presente ancora oggi nelle processioni delle feste patronali con i caratteristici “Cristi”. L’edificio, costruito presumibilmente nel XIV secolo, subì nel corso del tempo molte trasformazioni fino ad assumere l’attuale configurazione settecentesca con decorazioni, affreschi e tele risalenti al Settecento. Da segnalare il ciclo di tele raffiguranti la Passione di Cristo del Pittore bergamasco Paganelli che eseguì anche gli affreschi della volta. In quello centrale è raffigurata l’immagine della Camogli di fine ‘700.

Cappella di San Giacomo

La Cappella o Chiesa campestre intitolata a San Giacomo sorge in Camogli nella località detta “Case Rosse” nei pressi della Via Aurelia. Comunemente si fa risalire agli inizi del XVIII ma secondo alcuni storici locali la sua fondazione è da riferirsi ad un’epoca antecedente, presumibilmente nei primi decenni del 1600. Cappella pubblica ed appartenente alla Chiesa parrocchiale di S. Maria Assunta, questo edificio religioso ha una collocazione ai margini del territorio della città ma non per questo risulta meno importante di altri chiese camogliesi. All’interno, sull’altare, è collocata un’ancona raffigurante l’Ascensione e i santi Giacomo, Biagio e Martino. Durante il secondo conflitto mondiale venne concesso all’Arciprete di Recco di radunare in questa cappella molti suoi parrocchiani sfollati a causa dei frequenti bombardamenti su quella cittadina. Ancora oggi la piccola chiesa e il piazzale antistante rappresentano per gli abitanti e per coloro che sono di passaggio un luogo di riposo e nel contempo testimonianza dell’espressione religiosa del passato.

Cappella di Sant’Anna

La Cappella di Sant’Anna sita lungo l’antica Via Romana risale agli inizi del 1600. Da documenti del tempo risulta che un certo Pasquale Cichero fece costruire ai bordi della strada consolare romana in località “Loggia” (così denominata per la presenza di una locanda per pellegrini) una piccola chiesa dedicata a Sant’Andrea. L’intitolazione a Sant’Anna avvenne nel corso del 1700. In essa veniva officiata la S. Messa da parte del Parroco di S. Maria Assunta. La cappella ebbe tempi di abbandono. L’ultimo restauro fu eseguito tra gli anni 1920 – 1925. Grazie all’interessamento del Centro Studi Camogliesi nel 1975 e più recentemente di un attivo gruppo di cittadini la Cappella ha recuperato la sua antica vitalità.